18. La parabola italiana di Federico Barbarossa.

   Da: R. S. Lopez, La nascita dell'Europa, Einaudi, Torino, 1966

 In questo passo stringato viene descritto il violento scontro che
oppose nel secolo dodicesimo l'imperatore Federico primo di Svevia
ai comuni padani ed al papa. In un quasi trentennale alternarsi di
vittorie e di sconfitte - dall'indizione della dieta di Roncaglia
(1158) alla pace di Costanza (1183) - l'imperatore germanico fin
per concedere alle potenti citt italiane prerogative politiche ed
economiche, che le resero, pur nell'ambito giuridico di un mai
disconosciuto regno d'Italia, praticamente indipendenti.


   Forte di tanti consensi [ottenuti in Italia dai feudatari, dai
comuni minori e, inizialmente, anche dal papa], l'imperatore diede
corso ai suoi piani: come Enrico quarto prima di Canossa, ma con
l'efficienza consentitagli da una societ pi ricca, pi colta,
meglio attrezzata, volle prendere in mano il governo diretto di
tutti i suoi Stati e far valere i suoi diritti con inflessibile
energia. A Roncaglia, nel 1158, la pi grande assemblea che si
fosse mai tenuta nell'Impero  -  vescovi e vassalli tedeschi e
italiani, rappresentanti dei comuni, giuristi bolognesi  - ,
ratific una serie di decreti che precisavano i poteri politici,
giudiziari e finanziari del sovrano. Contro il nuovo papa
Alessandro terzo, a lui sfavorevole, Federico sostenne un
antipapa. Contro Milano, gi costretta a capitolare nel 1158 ma
tornata in armi con le poche citt a lei fedeli, condusse una
campagna crudele e un lungo assedio, concluso nel 1162 con la resa
dei Milanesi. Per farla finita, Federico ordin la sua distruzione
totale, e diede ai Lodigiani e ad altri ausiliari dei comuni
minori il privilegio di prender parte alla demolizione delle mura.
L'Impero non era mai apparso cos forte, cos trionfante.
   Trionfo illusorio, poich non era accompagnato dalla
moderazione. Tutte le citt italiane, comprese le alleate
dell'imperatore, dovettero accogliere i suoi emissari che,
circondati da cavalieri tedeschi, estorsero alla borghesia tributi
enormi per quei tempi. L'antipapa, insediato a Roma, vide
l'eredit della contessa Matilde confiscata da Federico. Pi
esasperate che atterrite dagli eccessi del vincitore, la maggior
parte delle citt lombarde si strinsero in una lega contro di lui,
ricostruirono Milano e fondarono una nuova citt-fortezza per
sbarrargli la strada; la chiamarono Alessandria, in omaggio al
papa che non aveva abbandonato la lotta. Venezia e i Normanni di
Sicilia, minacciati dall'espansione imperiale, si unirono alla
lega. Federico, impotente contro tanti nemici e contro l'epidemia
che decimava le sue truppe, era tornato in Germania. Per sei anni
si dedic al compito, sempre interrotto, di ricostruire il dominio
imperiale, di restaurare l'obbedienza e l'armonia dei vassalli, di
riaffermare il protettorato tedesco sugli Stati slavi. Quando
finalmente fu pronto a scendere nuovamente in Italia, era troppo
tardi. Alessandria sostenne vittoriosamente un lungo assedio. Poi,
nel 1176, avvenne un fatto inaudito, incredibile: le milizie della
Lega lombarda affrontarono a Legnano l'esercito feudale di
Federico e gli inflissero una terribile sconfitta. Era il
battesimo di gloria della borghesia combattente.
   Legnano fu anche, in un certo senso, la prima pagina di storia
italiana, poich i vincitori, annunciando l'evento, proclamarono
in ogni lettera di aver combattuto uniti per la libert e l'onore
d'Italia. Certo l'Italia era una lontana chimera, e la concordia
non si mantenne a lungo. Ma, nel 1183, la Pace di Costanza
riconobbe l'indipendenza delle citt lombarde, salvo qualche
riserva, da cui tuttavia l'imperatore non pot trarre alcun
vantaggio pratico.
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